martedì 5 giugno 2018

«navigazioni a vista»

Rubo il sottotitolo di un articolo di Valerio Bindi come metafora dell’impressione che mi ha dato questo secondo numero di Linus firmato Igort, uscito con una copertina mimetica che me lo ha fatto individuare per caso solo oggi.
Col numero precedente ho colto una scarsa continuità, anche se una politica editoriale comune si può comunque vagamente cogliere. D’altra parte lo stesso Direttore nell’editoriale parla della flessibilità del menabò a seconda delle richieste dei lettori, e anticipa novità o recuperi che compariranno nel prossimo futuro. Ciononostante, l’impressione che si navighi a vista rimane, con l’unica costante (dannazione) del manga finale.
L’omaggio a Pazienza è decisamente il pezzo forte della rivista: oltre agli interventi scritti di Massimo Zamboni e Ivan Carozzi (decisamente telegrafico il secondo) viene riproposta Sogno e Giuseppe Palumbo disegna da par suo, cioè splendidamente, una sceneggiatura che Pazienza pensò come esercizio da far fare ai suoi studenti della Zio Feininger. Ulteriori dettagli (e una parziale realizzazione) de Il Mare d’Inverno si possono trovare qui. Paolo Bacilieri e Davide Toffolo omaggiano Pazienza con due fumetti di sole due tavole l’uno, che non si limitano a essere dei grandissimi virtuosismi ma offrono in uno spazio limitato molte suggestioni e spunti di riflessione. Entrambi, per motivi diversi, sono veramente emozionanti. L’omaggio di Tuono Pettinato è lungo il doppio ed è divertentissimo.
Archiviati i Peanuts e Calvin & Hobbes d’ordinanza (eccellenti), si continua a pubblicare Kin-der-Kids di Feininger che necessiterebbe di un formato più grande e Il Cammino della Cumbia di Toffolo. Non ho ancora letto tutti gli articoli, ma tra i vari interventi si segnalano lo Gnommero di Paolo Interdonato e Mirror Shades di Sergio Brancato. La parte letteraria di questo numero viene occupata da un racconto di Scerbanenco illustrato da Manuele Fior. Da quel che ho potuto leggere finora, la politica di brevità e concisione per la parte scritta evocata nell’editoriale sta dando ottimi frutti. Continuano le rubriche a cura di Moccia, Sist, Fornasiero, ecc.
Per quel che riguarda i fumetti, vengono recuperate a sorpresa delle strisce della precedente gestione: peccato che accanto alla divertentissima Perle ai Porci siano state “graziate” quelle che mi piacevano di meno, I Quaderni di Esther e Doonesbury – che tecnicamente non sono nemmeno strisce. Art Spiegelman, forte del suo premio Pulitzer per Maus oltre che autore di Little Lit e altri raffinati esperimenti, si diverte a declinare Jeff & Mutt nelle combinazioni più suggestive, arrivando a trasformarli nel corrispettivo italiano di “Letame & Sborra” che rappresenta il vertice della sua produzione qui rappresentata.
Di Nicoz vengono pubblicate alcune pagine, fortunatamente poche, dei suoi diari Moleskin, anzi MOMeskin: decisamente non il mio genere. Leila Marzocchi offre un nuovo sviluppo del suo Niger nel formato della striscia: il risultato è molto simpatico, ed è lodevole come l’autrice non solo trovi sempre la battuta giusta senza mai ripetersi o girare a vuoto (inventarsi una trovata per striscia è una sfida immane) ma riesca anche a costruire una trama coerente di fondo. Trattandosi però di strisce, la cui natura lapidaria porta inevitabilmente il lettore a dare molta attenzione all’aspetto grafico, avrebbe potuto curare di più i disegni.
Per concludere, 25 (diconsi venticinque) tavole di un manga, anzi gekiga, a firma Yoshihiro Tatsumi: La Donna di Yanagase. Se il povero Feininger risulta parecchio costretto nel formato di Linus, Tatsumi al contrario viene penalizzato dall’ingrandimento delle sue tavole, chiaramente pensate per una pubblicazione molto più piccola. La storia, basata più che altro sulla suggestione e sul non detto, non è affatto male ma come disegno Tsuge mi sembrava migliore, il che è tutto dire.
Si naviga a vista, appunto. Con la speranza di non dover incrociare altri manga sulla rotta.

23 commenti:

  1. Sei hai individuato la mimetica martedì, era proprio il giorno dell'uscita (pensa al povero abbonato che deve aspettare 15 giorni).
    Che nei primi numeri di questa gestione ci siano piccoli cambi di rotta e aggiustamenti di tiro è prevedibile anche perché il tempo avuto a disposizione per preparare il tutto non è stato poi molto. Il mio commento lapidario al primo numero è stato: contenitore ottimo, contenuto mediocre. Il secondo è una questione di gusti, ad esempio a te non piacciono I quaderni di Esther e Doonesbury mentre io li adoro. Stefanelli ha scritto che con il passaggio di proprietà il budget di Linus è rimasto invariato ed è dunque inevitabile la prepubblicazione di stralci dai libri Oblomov per spalmare i costi. Che poi questo avvenga con i fumetti giapponesi, è una scelta di Igort che da una parte non condivido, ma volendo vedere l'aspetto positivo, così ho la possibilità di leggere qualcosa che in volume non comprerei.
    In molti hanno detto che se c'era la necessità di una nuova rivista, la si poteva fae con un altro nome. Io dico che se questo avrebbe voluto dire chiudere Linus, allora meglio la trasformazione. Concludo ricordando l'unico caso simile che è quello di Eureka con la gestione di Silver e Castelli (annata 1983 / 1984): allora le cose non andarono bene, anche se non avesse chiuso la casa editrice probabilmente la rivista non sarebbe sopravvissuta.

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    1. Ma due manga di fila... Oltretutto belli "stagionati"! Con il catalogo che vanta Oblomov potevano presentare Charles Burns, accidenti.
      D'accordissimo sul fatto che il home andava mantenuto e che una nuova rivista sarebbe stata inutile. Anche perché non so quanto successo avrebbe potuto avere...

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  2. Giustappunto Eureka quando decise di introdurre manga in Italia per la prima volta (adesso non mi ricordo se era la gestione Castelli o qualche anno prima) lo fece con storie corte e per quanto possibile autoconclusive (anche se mi pare di ricordare che pubblicò Golgo 13) e tarate su una sensibilità occidentale.

    Bisogna considerare però che son passati 40 anni e oggi il manga non è più una coraggiosa e innovativa proposta, ma essenzialmente un richiamo per un certo tipo di appassionato (ormai anche lui non più tanto "giovane", ma molto incarognito nel ritenere il manga la più alta forma di narrazione per immagini), che ama questi fumetti in stile elenco del telefono. C'è gente nata e cresciuta solo coi manga, fa bene Igort a tenerne conto.

    Posso capire che non ti piaccia Doonesbury perché è sempre stato completamente incentrato su una realtà americana in cui noi non siamo così immersi, mentre chessò, i Peanuts sono sempre stati più universalmente comprensibili.
    Poi Doonesbury dura da 50 anni, ormai è diventata una sorta di Gasoline Alley.

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    1. Golgo 13 comparve nella vecchia gestione, ho quel numero!

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  3. Mi pare di ricordare che Golgo 13 sia stato tradotto nel 1980. Max Bunker sosteneva da qualche parte fosse il primo manga proposto in Italia. Lo sottoscriveva anche Luciano Secchi e credo che fosse dello stesso parere anche il papà di Cliff e Daniel ed El Gringo.
    Mi sento in colpa perchè non ho ancora comperato un numero della nuova gestione di Linus e temo che sia l'ultima occasione di far prosperare un magazine in edicola o altrove, considerato che il pubblico sembra prediligere le testate con un solo personaggio. Devo assolutamente fare la mia parte.

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    1. Sì, 1989-80...
      Il primo? Se lo dicono tutti questi autorevoli personaggi allora ci credo.

      Mi ricordo che quei fumetti lì,Golgo 13 a parte, avevano tematiche molto "adulte".

      Un esempio:
      Un reduce dell'Imperial esercito giapponese torna dopo la disfatta al suo villaggio dove ha lasciato sua figlia, che per sopravvivere ora fa la puttana.
      Il reduce s'incazza e rimprovera aspramente la figlia, che per tutta risposta, durante una scena di rara crudezza anche perché la lessi a 13 anni, si denuda, salta addosso al padre e i due fanno l'amore, in un modo abbastanza animalesco direi.
      Dopodiché il reduce, ripresosi dall'amplesso e orripilato per quanto è successo, fugge per mai più ritornare.
      La figlia "pensa" qualcosa del tipo "Ora non ho più un papà, ma solo un uomo... un altro uomo. Good-bye, good-bye..."

      Giapponesi...

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    2. Devo averla letto nel Giornale Pop del mio amico ed ex allievo Pensaurus Pennacchioli. Nel 1980 avevo dodici anni ed avevo lasciato il topo di Scarpa ed i paperi di Cavazzano in modalità Franquin per i supereroi e Golgo 13 era solo una immagine pubblicitaria in quarta di copertina. Ora sono tornato a Scarpa reincarnatosi anche in Casty e cose così. Effetto Crepascolino. Ieri notte ho letto tre storie di Star Top. Mi passerà e tornerò a cercare Seth, Ware, Drnaso, Shaw e Ratigher e Blain e Gipi e Miguel Angel Martin. Prima o poi ( cit. )

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    3. Io ero abbonato a Il Giornalino e probabilmente è per questo che quella storia lì non me la scorderò mai.

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  4. Qualche idea per Igort per quando tornerà a fare anche il cartoonist , cioè dopo la fine delle riprese del film tratto da " 5 è il numero perfetto" con il mio amico ed ex allievo Toni Servillo :
    1) Gasoline Alley 13 con poco più di una sporca dozzina di mangaka asseragliati dentro un distributore di benzina in un mondo in cui i cartoonists politici USA sono ormai zombies
    2) Generazione Fior con una rilettura dei Forever People Kirbyani ( anche il signor Tuveri è un fan del King ndr ) come fossero non tanto hippies quanto geni della roma papalina tradotti nella Vienna dello scrittore di Doppio Sogno. Steampunk freudiano.
    3) Perle Spettinate sarà invece la storia di giovani laureate in materie umanistiche che non riescono a votarsi alla conservazione dei beni statali e ripiegano sulla consegna del cibo in bici fino a che non si perdono nel crepuscolo verso mari azzuurri e rocce da cui tuffarsi per violare l'ultimo tesoro delle ostriche.

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    1. Un'idea per Igort quando tornerà a fare il cartoonist: non tornare a fare il cartoonist.

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    2. Perché privare Linus di un ottimo direttore?

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  5. Tredici è il numero perfetto sarà invece una storia anni settantissima con una banda di onesti falsificatori di Trasferelli che decidono di tentare il colpo grosso piazzando una finta schedina vincente ad un tizio che dovrebbe incassarla, millantando che non possono presentarsi ad incassarla perché censurati e latitanti. Il tizio è in realtà un angiolo fattosi di carne che deve mettere alla prova i peccatori. Potrebbe disegnarla Scozzari in modalità Macchine a Molla. No dico: Igort/Scozzari. Trenta tavole su Linus. Non sembra di essere in prossimità di un mondo migliore ?

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    1. Mettiamoci anche Brolli, dai.

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    2. Sparigliamo le carte inserendo in modalità Tamburini gli eroi della casa editrice Alpe e diamo alle stampe Macchine a Tiramolla. Excelsior!

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    3. O Geppo il diavolo buono in modalità Snake Agent. Potrebbe farlo Crepascolino e sarebbe mooolto più spietato di Tamburo. Geppo esordirebbe dicendo Muori Male a
      Granny Abel-hard. Mi pare di vedere le interrogazioni parlamentari come al tempo dell'Intrepido dei ninenties...

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  6. Ragazzi, vi lascio soli un momento, il tempo di andarmi a vedere una rpesentazione di Giardino, e vi date al paroliberismo più estremo. Macchine a Tiramolla è impagabile, comunque (ma la citazione dovrebbe essere da Scozzari, non Tamburini, no?).
    Never the end.

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  7. "A me mi piace vivere alla grande già / girare tra le favole in mutande ma / il principe dormiva, la strega si è arrabbiata / e nei tuoi occhi verdi quella lacrima è spuntata " cantava Kolla Tiramolla presentando in giardino la sua raccolta di poesie Paroliberismo Senza Limitismo.

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  8. Fanigliulo sembrava un personaggio di Pazienza, ora che ci penso. Una comparsa in Pentothal. Pensa ( anzi penza, come scriverebbe il Paz ) se Zanna e gli altri suoi due giannizzeri avessero incontrato Fanigliulo nella incompiuta del sogno medioevale...non cambia in meglio questo tuo giorno sacro a Thor in una occasione per sognare ad occhi aperti tutto il tempo come il Johnny di un song dei Men At Work ?

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    1. Il-primo-mobile-ha-parlato.

      Hall hail Crepascolo!

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  9. Sono costretto ad ammettere (e non mi capita mai!) che questa non me la ricordavo...

    Dei Men at Work rimane scolpita nell'immaginario collettivo la sublime triade Down under - Who can it be Now - I's a Mistake.

    Il sor Crepascolo merita tutto il mio rispetto, gli pago un panino alla Vegemite e l'opera omnia dei Midnight Oil.

    Fanigliulo... per me era un modello di vita, una specie di Mr. Natural cantautoriale.

    Sono commosso...

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