E vabbeh, vediamo com’è un altro volume dell’Incal apocrifo. Anche se mi sfugge perché dedicarlo a un personaggio meno che minore visto solo (correggetemi se sbaglio) in Dopo l’Incal – e non era poi così presente nemmeno lì.
La storia inizia come un racconto nel racconto: nel Monastero dell’Entropia alla Fine di Tutto dei giovani accoliti si fanno leggere un libro dalla sacerdotessa Aurora, con la premessa che questa storia potrà essere incompleta e confusa perché il deterioramento del cosmo (sempre sia lodato!) ha divorato parte del tomo. Un giorno il pirata Kaimann abborda una nave spaziale di Aristos con la sua ciurma di pirati morti rianimati come ologrammi. Lo scopo è recuperare un raro fiore, ma si scopre che la nave trasporta anche qualcosa di ben più prezioso: un ben più raro violino che amaramente il comandante Kaimann non potrà suonare. Pur essendo nato da una famiglia aristocratica, egli è infatti un mutante e come rivela il suo nome la sua fisionomia è mescolata a quella di un caimano. Cosa che torna utile in combattimento (ha una coda prensile e molto coriacea), solo che la sua mutazione è degenerativa e pian pianino andrà a modificargli tutto l’organismo, partendo proprio dalla mano sinistra che sta diventando una zampa che rende quindi impossibile impugnare lo strumento musicale. Il fiore rubato dalla nave serve proprio a ricavarne un distillato che, per quanto alla lunga mortale, dovrebbe far regredire il processo (e infatti inizialmente lo fa).
Con una mossa inaspettata da parte di Dan Watters (chapeau!) cornice e storia raccontata si uniscono quando Aurora si ritrova sulla nave di Kaimann, proprio al punto che stava leggendo ai novizi: potere del mitico violino crono/transdimensionale. L’idillio tra i due dura poco: il monastero di Aurora è sotto attacco e fedeli ai loro voti le sacerdotesse non faranno nulla per evitare la strage. La storia diventa quindi una rincorsa tra due linee temporali con cui Kaimann cerca di salvare Aurora. Niente male come spunto, no? E il resto dal fumetto è costellato da altre trovate molto interessanti e originali, e anche piuttosto divertenti. Il finale, poi, non sarà esattamente quello che uno si aspetterebbe: altra tacca nel carniere dello sceneggiatore. Lo stile di scrittura di Watters è piacevole, con Kaimann che parla con affettata raffinatezza pur essendo un criminale. Le tavole di Jon Davis-Hunt sono molto belle anche se in alcuni punti un po’ “vuote” per gli standard francesi – ma immagino che anche questo volume abbia visto la luce negli States in forma di miniserie. Insomma, un fumetto niente male, su cui non pesa poi troppo il fardello di essere parte dell’universo dell’Incal perché vista la marginalità del protagonista nell’economia della saga è facile dimenticarsene.

Kaimann gioca un ruolo di primo piano già nel sesto Prima dell'Incal
RispondiEliminaEh, l'età fa brutti scherzi. E non aiuta che lessi quel volume solo nella versione cartonata che ne fece Paganelli dopo che gli altri episodi (letti e riletti) erano transitati su L'Eternauta.
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