martedì 7 dicembre 2021

Blake e Mortimer 28: L'Ultimo Espadon

Dopo gli ultimi exploit non certo entusiasmanti della collana “apocrifa” dedicata ai personaggi di Edgar Pierre Jacobs stavo quasi pensando di abbandonarne l’acquisto. L’impellenza di dover uscire ogni anno con un volume mi sembrava avesse tolto fiato agli autori (tra cui, ai disegni, non si segnalano più fuoriclasse) e non costituiva nemmeno più un’occasione speciale. Questo episodio mi ha fatto desistere dal proposito

La storia si basa su fatti realmente accaduti che Van Hamme sintetizza in una breve introduzione. Ispirandosi ai contatti tra IRA e IV Reich lo sceneggiatore immagina che dei ribelli irlandesi in combutta con transfughi nazisti vogliano impossessarsi di un Espadon e usarlo per attaccare Buckingham Palace! Ma i cinque Espadon rimanenti sono ancora nella base segreta di Makran, dove Mortimer deve recarsi per riprogrammare il codice di accensione dei micidiali velivoli anfibi, senza il quale sono inutilizzabili. Scampato a un agguato e infine fatto prigioniero insieme al fido Nasir (che in questo episodio ha un ruolo di rilievo e più profondità del solito), Mortimer attende lo sviluppo degli eventi mentre Blake si industria per liberarlo e sventare l’attentato. Indovinate un po’ chi era che stato assoldato per rubare l’Espadon…

Non si tratta di un episodio del filone fantascientifico ma di quello spionistico, cionondimeno l’ho gradito molto: la storia è documentata, appassionante e molto articolata, con parecchia azione. Lo stile di scrittura di Van Hamme è quello saputello del suo primo episodio, solo un tantino più controllato, ma anche stavolta ci tiene a far vedere che si è riletto Il Segreto dell’Espadon riprendendo dei dettagli che manco Jacobs avrebbe ricordato e riempiendo ogni buco di continuity presente e futura (questo episodio è ambientato nel 1948). Cionondimeno, questo citazionismo non è così invasivo come ne Il Caso Francis Blake e soprattutto Van Hamme condisce la storia con una certa ironia anche metanarrativa, ad esempio citando la presunta omosessualità dei protagonisti e mettendo alla berlina i frequentatori (e il cuoco) del Centaur Club. L’unico colpo di scena è facilmente intuibile, mentre quelli che avevo subodorato come tali non lo sono: all’inizio Mortimer e Blake litigano veramente, non era una strategia per ingannare eventuali spioni; e la talpa nell’MI5 è proprio chi doveva essere, non Mrs. Morrisson – quella sì che sarebbe stata una sorpresa!

Gli ingredienti non sono niente di ricercato od originale (i nazisti comparivano già in un dittico di Van Hamme, La Maledizione dei Trenta Denari, e l’Espadon rispunta con una certa frequenza) ma il cuoco ha saputo cucinarli in maniera creativa e innovativa: non ricordo scene tanto drammatiche o addirittura sanguinolente nei precedenti volumi.

Nulla da eccepire sui disegni e i colori di Teun Berserik e Peter Van Dongen, se non il solito rimpianto in merito al fatto che ad autori anche affermati venga imposto di seguire solo quello che si ritiene essere lo stile più caratteristico di Edgar Pierre Jacobs, che in pratica ha disegnato ogni storia di Blake & Mortimer in modo diverso. Quasi a prendersi una piccola rivincita (ma piccola piccola) ecco che per rendere i pinnacoli del deserto a pagina 22 la coppia ha sfumato la pietra con la matita, cosa che a suo tempo era vietato al creatore della saga per ragioni meramente tecniche.

9 commenti:

  1. Mannaja...non riesco a leggere questa benedetta BD, ne ho un paio (classici audacia? Vado a memoria) ma vengo bloccato dal "Wall of text" già dalle prime pagine. Blake e Mortimer mi danno più l'impressione del "libro illustrato" che del fumetto. So pure che un "vero appassionato dei fumetti" deve amarli pena la gogna...ma non riesco proprio a digerirli.

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    1. Il primo impatto può essere ostico, ma una volta che ingrani il ritmo ti prende. Almeno quello degli episodi migliori: il primo, Il Segreto dell'Espadon, lo ricordo assai pesante...

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    2. Il mio problema è proprio questo, inizio una serie sempre dal primo numero. So che "devo" leggerli ma li vedo più come una medicina che sono obbligato a prendere piuttosto che qualcosa da gustare con piacere.

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    3. Ti capisco, anche io sono così! Ma gli episodi di Blake & Mortimer sono slegati uno dall'altro, se hai occasione prova Il Marchio Giallo e/o Il Mistero della Grande Piramide.

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  2. Anch'io l'ho comprato " titubante", ma avendoli tutti ( quelli di jacobs in francese visto che qui i classici dell'Audacia non mi sconfiferavano, facevo ocn amici appassionati delle scorribande in Francia a caccia di originali Bande dessinè), ma devo dire che , grazie anche a Van Hamme, questo mi è piaciuto e molto,

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    1. Ci voleva una storia piacevole dopo gli ultimi exploit non entusiasmanti della collana.

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  3. A dir la verità, le "sfumature" dei pinnacoli del deserto (ma le sfumature in generale, direi) sono proprio una delle caratteristiche del primo volume dell'Espadon di Jacobs, che all'epoca non aveva ancora sviluppato appieno lo stile linea chiara e che per questo venne redarguito da Hergé, direttore artistico della rivista per cui lavorava, che giudicava il suo disegno (non a torto - se si vuole vederlo come un difetto, naturalmente) troppo "realistico".

    Il primo volume dell'Espadon venne poi parzialmente ridisegnato (solo la prima ventina di tavole, quelle con l'attacco dei "gialli" e la fuga di Blake & Mortimer dalla base inglese in aereo) in occasione dell'uscita in albo, con lo stile ormai pienamente linea chiara che Jacobs aveva raggiunto nel frattempo. Le "sfumature" sono però ancora molto visibili nella seconda metà di quello stesso primo volume, che Jacobs non toccò, come potrai verificare sfogliandolo.

    Più che una "rivincita", dunque, quella dei due disegnatori è una vera e propria citazione. L'ennesima di questo volume, come hai sottolineato - giustamente - a proposito della sceneggiatura.

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    1. Sai che questo dettaglio delle sfumature non me lo ricordavo affatto? In effetti dovrei risfogliarmi il primo Espadon, che in effetti ho letto assai a fatica anni fa senza che mi venisse mai la voglia di riprenderlo in mano!
      Ma sul serio le sfumature a matita si vedevano in stampa? La vulgata dice di no, ed è per questo che Hergé e Jacobs si inventarono la Linea Chiara. Ma questo, appunto, è quello che dice la vulgata.

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