mercoledì 16 luglio 2014
domenica 13 luglio 2014
Destino 2099 1: Il Mondo di Destino
Così come capita a due personaggi della storia, anche il lettore si fa un
bel viaggetto nel tempo grazie a questo volume. Ah, i comic book degli anni
’90! Le didascalie belle piene per scimmiottare la Vertigo e simulare una qualche
profondità di contenuti! Gli eserghi buttati là così, perché fa figo! I disegni
fatti alla meno peggio inchiostrati con pesanti passaggi di china a dissimulare
gli orrori anatomici, che poi finiscono per risaltare ancora di più! I colori
acidissimi (a tal proposito, ottima e coerente la scelta cromatica della
copertina)! L’estetica delle spalline e delle cinture puntute!
Ma al di là di questo Il Mondo di
Destino è molto, molto di più. Io ho sempre disprezzato la linea 2099: un
bel trionfo del “vorrei ma non posso”, cosa comune un po’ a tutti i comic book
ma ai miei occhi dell’epoca particolarmente evidente in questa linea
futuristica/cyberpunk/alternativa. E così il tanto celebrato Peter David di Hulk era lo stesso che scriveva questo
insipido Spider-Man 2099? E al mondo c’era davvero qualcuno che
apprezzava le contorsioni anatomiche di Rick Leonardi? Bah, secondo me quelli
non potevano nemmeno allacciare le scarpe ai “miei” Trillo, Wood, Zanotto...
Per allontanarmene senza il minimo desiderio di approfondire mi bastarono i
numeri che mi passava occasionalmente un mio amico. Forse anche le recensioni
caustiche che leggevo su Cyborg hanno
avuto il loro impatto (memorabile quella sul supereroe trash – in senso
letterale – Ravage 2099, ideato
addirittura dal redivivo Stan Lee). Ma tira più un pelo di Warren Ellis che un
carro di buoi e turandomi il naso mi sono rituffato in questo mondo delirante
fatto di armature ipertecnologiche tecnicamente impossibili da indossare, di
paesi europei che nell’immaginario statunitense sono fermi agli inizi del XX°
secolo (e la storia è ambientata nel 2099!) e di scienziate che lavorano in
tenute sadomaso.
Per fortuna, come dicevo prima, Il
Mondo di Destino è molto più di questo e anche se è lento a carburare l’impronta
di Ellis alla fine si percepisce tutta. In sostanza, questo arco narrativo che
raccoglie i numeri originali dal 24 al 31 narra delle ragioni e dei metodi con
cui il Dottor Destino (quello “classico” piombato nell’universo 2099) si è
imposto come il nuovo Presidente/Dittatore dei futuristici Stati Uniti alla
deriva tra disparità sociali, inquinamento e lo sciacallaggio delle
multinazionali. L’idea di base è senz’altro buona, ma come spesso succede con
Ellis più che il soggetto di partenza sono interessanti i dettagli di carattere
sociologico e gli splendidi dialoghi.
Il volume si apre con due episodi in cui Warren Ellis viene citato solo
come autore dei dialoghi mentre l’incombenza della sceneggiatura grava ancora
su John Francis Moore e in effetti il passaggio alla satira, agli aspetti scientifici
approfonditi, alle battute ciniche ma credibili e soprattutto a un plot
maggiormente concentrato sui concetti che sull’azione sarà graduale, ma alla
fine porterà a una spettacolare deflagrazione. È anche vero che fa un certo
effetto vedere come uno dei primi cantori della decompressione facesse uso
abbondante delle didascalie, ma in quegli anni usava così.
Tra l’altro, dal riassunto posto all’inizio del volume ho avuto
l’impressione che anche la gestione dei 23 episodi precedenti non fosse affatto
male (per quel che può valere, a suo tempo solo Doom 2099 e X-Men 2099 mi
erano sembrati degni di nota) e forse avrebbe anch’essa meritato la ristampa.
Meglio così: tutti soldi risparmiati, che di questi tempi...
venerdì 11 luglio 2014
Cosmo Color Extra 5 - Il Crepuscolo degli Dèi 2: I Nibelunghi
Continua (in
ritardo! L’avevano annunciata per l’8 luglio!) la saga del Crepuscolo
degli Dèi con autori diversima sullo stesso livello qualitativo. I Nibelunghi
non è un capolavoro ma nemmeno una porcheria; non entusiasma ma nemmeno
ripugna. È una storia classica e risaputa (d’altronde tratta gli
archetipi fondanti del genere fantasy) ben condotta e gestita con
professionalità. Rispetto al precedente volume ho notato una
scrittura molto più felice: dopo le prime 6 tavole riassuntive comincia
il galoppo frenetico che terrà incollato il lettore fino alla fine.
Buona anche la caratterizzazione dei personaggi, che pur essendo appunto
archetipali hanno offerto alcuni margini di creatività allo
sceneggiatore Nicolas Jarry.
Dal punto di
vista dei disegni il discorso è differente: Djief ha uno stile
troppo asciutto per questo tipo di storie epiche e violente, talvolta
declinante al caricaturale e occasionalmente incline ad alcune forzature
anatomiche. E mi pare che il cavallo di Odino avesse otto zampe, ma
forse in questo caso la colpa è dello sceneggiatore o del supervisore
che non ha fornito la giusta documentazione.
Nonostante una resa di stampa non proprio ottimale I Nibelunghi
è un bel volume in cui a fronte di una foliazione un po’ più corposa è
saltato il frontespizio (ben fatto: altro che le tavole sacrificate di Western) e al costo di soli 3,50€ si fa perdonare anche l’inversione di due balloon a pagina 21.
martedì 8 luglio 2014
Ristampa Dago 134
E così finalmente è uscito.
Confesso
che nella mia ingenuità mi ero illuso che i riferimenti al
miglioramento della qualità della carta stessero a indicare il passaggio
alla patinata, invece c’è stato solo un minimo (ma percepibile)
incremento nella grammatura. In compenso hanno aggiunto due alette alla
copertina, non ne capisco il senso ma apprezzo lo sforzo.
La
resa dei colori comunque non mi è sembrata
particolarmente riuscita. Si
è visto di peggio, certo, ma le tonalità livide di Lautaro Rinaldi
avrebbero meritato una carta più chiara e lucida. Vabbè, per soli 50
centesimi in più non è il caso di lamentarsi. Tanto più che le pagine non sono più semplicemente incollate sul dorso ma cucite e rilegate, e questa sì che è una bella novità.
domenica 6 luglio 2014
venerdì 4 luglio 2014
Historica 21 - 9/11 1: La Nascita di Al-Qaida
Piacevole e inaspettata sorpresa ieri mattina in edicola: il nuovo volume di Historica non pesca la sua ambientazione nei decenni o nei secoli scorsi ma tratta un argomento poco meno che contemporaneo, ovvero i retroscena che hanno portato all'attentato delle Twin Towers. Una scelta originale e a suo modo coraggiosa; peccato che questo 9/11 sia molto meno riuscito di quanto sperassi.
Tra il 1992 e il fatidico 2001 si incrociano e si rincorrono le vite dei tre protagonisti: la super-soldatessa Cindy Mayer, il reduce della guerra russo-afgana convertitosi con successo all'alta finanza Said-François Mohammed e lo sceicco del terrore Osama Bin Laden. Alle loro spalle le lobby americane intessono una ragnatela di intrighi ricostruita con scrupolo e rigore encomiabili, ma appassionante quanto la lettura di un referto medico.
I testi sono frutto della collaborazione tra Bartoll e Corbeyran. Il primo sceneggiatore profonde nei suoi fumetti una documentazione rigorosissima, ma anche un ritmo
disarticolato e ben poco pathos; il secondo è celebre per quanto è
luuuungo nello sviluppare le sue serie. Nessuno dei due disdegna gli
stereotipi. Il frutto di questo sodalizio, di cui questa uscita
raccoglie i primi tre volumi originali, è una storia prevedibilmente
lenta, espositiva, frammentaria. Talmente frammentaria che il primo
episodio, W.T.C., è stato presentato con un ordine delle tavole che non rispetta la numerazione originale, e si legge tranquillamente senza accorgersene! Ci sono due belle sequenze d'azione coinvolgenti, quella alla corsa dei cavalli e nell'autobus del secondo episodio (Progetto Bojinka) ma sono quasi gli unici picchi di un encefalogramma altrimenti desolatamente piatto. E poi arriviamo ai disegni...
Jean-Luc Godard tempo fa aveva dichiarato che se avesse avuto a disposizione la tecnologia moderna avrebbe fatto un film al giorno. Dall'introduzione di Brancato apprendo che la serie originale è uscita tra il 2010 e il 2013, e mi sembra un lasso di tempo anche troppo lungo visto che con i mezzi usati il disegnatore Jef avrebbe potuto benissimo fare una, due, dieci tavole al giorno. In pratica le sue tavole sono un collage di fotografie appena ritoccate (quando lo sono) e anche molte figure umane si intuiscono ricalcate da fotografie - anche se questo non preserva Jef da qualche occasionale "papera" anatomica.
Non aiuta inoltre la lettura il fatto che molti balloon sembrano essere messi a caso, con lunghi discorsi che iniziano e finiscono in una panoramica o in un campo lungo mentre attorno ci sono delle vignette con primi piani e figure intere desolatamente mute.
Forse ci sono andato giù troppo pesante, e lo scopo di 9/11 è proprio informare più che intrattenere ma per me rimane un volum(on)e interlocutorio. Vedremo il seguito.
mercoledì 2 luglio 2014
Fumettisti d'invenzione! - 79
Mi permetto di
integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con
altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito
la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.
CARTOONIST
COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – FUMETTI SERIALI (pag.
28)
PAPERINIK
(Italia
1969, in Topolino, © Disney,
avventura, umorismo)
Guido Martina (T), Giovan
Battista Carpi (D) [da un’idea di Elisa Penna]
Sulla
scia dei fumetti “neri” che spopolavano negli anni ’60 in Italia, anche
Paperino ha un alter ego mascherato e vincente, che con il tempo abbandonerà il
suo lato più eversivo per rientrare nei canoni supereroistici.
Paperinik contro... Capitan
Paperopoli! in PK Appgrade 9 (2013). Roberto Gagnor (T), Alberto Lavoradori (D)
Ecco
la trama di questo episodio dalla viva voce di La Firma Cangiante:
Paperinik si
risveglia con un gran mal di testa in uno strano mondo e subito viene attaccato
dal Dottor Cestino (parodia di Destino) e dai suo robot tantyalkilo. Paperinik
è spiazzato, non sa dove si trova. A Paperopoli, in uno dei suoi momenti di
ozio, Paperino viene svegliato dai nipotini che gli fanno vedere un vecchio
fumetto di Capitan Paperopoli (p. di Cap.) in cui compare stranamente
Paperinik, il fumetto è infatti precedente alla nascita di Paperinik. Paperino
è stupito e si reca nel suo rifugio segreto che però è scomparso, è come se di
Paperinik non vi fosse mai stata traccia. Intanto, nel fumetto, PK viene attaccato
da Kalamito (p. di Magneto) e dalla Confraternita dei cattivacci dai poteri
stranissimi (p. di Blob, Quicksilver e Scarlett).
A Paperopoli Paperino, per
capirci qualcosa, rintraccia Jack the king
Duckby, il creatore dei fumetti di
Capitan Paperopoli che però vive come un eremita e non vuole più saperne dei
suoi fan e di fumetti che ormai nessuno legge più. Intanto Pk continua ad
affrontare avversari (p. di Goblin, Testa di Martello, Kraven, etc..) finché in
suo aiuto arriva Cap. Paperopoli che gli spiega che si trova nel suo fumetto.
Parlando con Cap. Paperinik capisce che dietro alla strana faccenda c'è il
Narratore che con la sua penna 2.0 ha separato Pk da Paperino e l'ha spedito
nel vecchio fumetto per farlo sistemare da dei supercattivoni. Intanto Paperino
riesce a convincere Duckby a disegnare un fumetto dove anche lo stesso
disegnatore e Paperino compaiono nel mondo di Cap. Paperopoli. I due irrompono
nello strano mondo, Paperino e Pk si fondono e tornano a essere una sola
persona, Cap incontra il suo creatore e il Narratore viene sconfitto da Duckby
che disegna un provvidenziale Pappator il Divoratore (p. di Galactus) che le
suona al vero cattivo, il Narratore.
Per Paperino è tempo di tornare a
Paperopoli mentre Duckby decide di rimanere nel suo mondo di fantasia dal quale
continuerà a disegnare fumetti. Paperino torna a casa e a letto torna ancora
una volta nel mondo di fantasia creato da Duckby, questa volta da semplice
lettore gustandosi le tavole di un bel fumetto.
Pseudofumetti: oltre a Capitan Paperopoli,
Jack Duckby ha prestato la sua opera anche per Pota-Man, Lo Scavezzacollo,
Racchius e i Raddrizzatori, L’Uomo Serramento, I Passabili Quattro, L’Impassibile
Brulk e altri fumetti di meno facile identificazione che omaggiano i
supereroi Marvel.
Fuori tema:
fumettisti non
d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e
autoreferenzialità; parodie
METAFUMETTI
E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)
LE PETIT
SPIROU (PICCOLO SPIROU)
(Belgio 1987, in Spirou, © Dupuis, umorismo)
Philippe Tome (T), Janry [Jean-Richard Geurts] (D)
La versione infantile del celebre Spirou, personaggio cardine del
fumetto franco-belga.
Non mancano
citazioni di altri fumetti e omaggi ad altri autori, né momenti metanarrativi.
Tra gli pseudofumetti che vengono citati ci sono Zouzou le Petit Ours, Roukoukou
et Rididi e Michet.
KILL
KILLER
(Italia 1999, © Galati, azione)
Roberto Galati
Una delle massime vette del fumetto trash in Italia. Il protagonista è
un avventuriero che uccide chi ritiene meritarlo secondo la sua personale scala
di valori.
Kill Killer si fece notare non solo per la
qualità molto bassa di testi e disegni (questi ultimi quasi sicuramente
ricalcati da altre fonti) ma anche per il sottotesto dichiaratamente razzista.
Kill Killer alle prese con i due pervertiti che gli stuprarono e
uccisero la figlioletta. Da notare che facendo un semplice calcolo risulta che
lo stesso protagonista ha cominciato la relazione con la sua donna Kitty Luger quando
questa aveva non più di 13 anni.
In calce al volume, come presentazione del progetto, c’è una breve
intervista a fumetti all’autore Roberto Galati.
Fuori tema: fumettisti
non
d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e
autoreferenzialità; parodie
METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)
LE CHAT
(Francia 1983, in Le Soir, © Geluck, umorismo)
Philippe Geluck
Un gattone laconico e un po’ cinico spiega le sue abitudini e la sua
visione della vita in una serie di vignette e pagine a fumetti. Spesso il suo
umorismo è di tipo metanarrativo, o riguarda comunque i fumetti e i loro
codici. Inoltre l’autore stesso compare occasionalmente nel fumetto, ritratto
come il padre del Gatto.
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