Beh, questo volume rende decisamente onore al suo titolo, o meglio al sottotitolo. È proprio un delirio. Il grande (e spero non troppo dimenticato) Carlos Albiac utilizza da par suo elementi estemporanei per arricchire e contrappuntare la storia, vedi la presenza del pipistrello all’inizio che potrebbe essere la metafora del potere centrale spagnolo che “vampirizza” i conquistadores. Ma la dimensione del fumetto unico di 46 tavole non gli era evidentemente congeniale. L’El Dorado del titolo non compare manco da lontano e la storia, tanto frammentaria da risultare ascosa in alcuni punti, verte principalmente sull’assassinio del governatore Ursúa che dovrebbe permettere il coronamento del sogno di Lope de Aguirre di andare in cerca delle favoleggiate città d’oro. Ma dal disincanto di scoprire che il mitico paese degli Omaguas non esiste nasce il proposito di tornare in Perù e fondare una società più giusta usurpando il potere al governatore locale. Tra flashback e sequenze che mal si legano le une alle altre, per Aguirre finirà assai male.
I disegni di Alberto Breccia sono ovviamente spettacolari, nel solco di quello che aveva fatto con la sua versione grottesca di Dracula: tavole coloratissime ma contorni molto robusti a rendere sempre scorrevole e chiara la lettura. Forse proprio confidando sui virtuosismi del Viejo Albiac non si peritò più di tanto di legare per bene i vari pezzi del racconto e farlo scorrere in maniera meno accidentata. Questo El Dorado mi è sembrato un’occasione mancata, o comunque un fumetto al di sotto delle aspettative.
Redazionali di Manuel Gonzalez Jimenez.
Una precisazione: il volume che ho letto è quello spagnolo e non so quali siano le caratteristiche del corrispettivo pubblicato, o in procinto di essere pubblicato, da Nicola Pesce Editore (tipo di carta, presenza di redazionali, ecc.).

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