mercoledì 26 giugno 2024

lunedì 24 giugno 2024

L'Esiliato

Toh, un fumetto moderno disegnato bene. Potevo farmelo scappare? Ovviamente sì, ma visto che in fumetteria non era arrivato altro…

L’Esiliato del titolo è Hallstein Thordsson che torna in Islanda dopo esserne stato bandito per sette anni a causa dei crimini di cui si era macchiato. Con lui ci sono l’altro vichingo Bjarki “Testa Pelata” e il finlandese, o meglio careliano, Ukko.

La situazione nella natia Thordsstadir è complicata: la vedova di suo padre sta subendo una corte serrata da parte di Einar, ancora infuriato con Hallstein che gli uccise il fratello e stuprò la sorella. Inoltre i possedimenti della donna, Solveig, sono oggetto delle depredazioni del legname, preziosissimo sull’isola. Inaspettatamente, i colpevoli di questi furti sono proprio i fratelli di Solveig in combutta con Einar (il loro padre è consumato dalla demenza mentre la madre di Einar ha ceduto alle lusinghe della nuova religione cristiana).

Il terzetto di vichinghi, temprato al fuoco di molteplici battaglie tra Scandinavia e Inghilterra, giunge opportunamente sulla scena per soccorrere Solveig e regolare vecchi conti in sospeso in quello che con una certa approssimazione non troppo distante dal vero si potrebbe definire un western vichingo. Pur con un elemento sovrannaturale che si concretizza verso la fine.

Erik Kriek ha svolto un lavoro certosino di documentazione (in appendice troviamo glossario e bibliografia) e nonostante alcune concessioni al linguaggio e agli stereotipi della narrazione moderna riesce a evocare con efficacia l’atmosfera e l’ambientazione dell’Islanda medievale. Forse ha addirittura un po’ esagerato e il lettore potrebbe ubriacarsi a furia di leggere tutti quei nomi e quei termini astrusi in alcune tavole. Al di là di questo, la trama procede con una certa lentezza e con un’eccessiva arbitrarietà nel determinare chi sopravvive a ferite apparentemente mortali. Lo scopo di creare tensione drammatica sfocia così in una certa artificiosità che finisce per stroncare il pathos. E che delusione, poi, quel finale aperto e un po’ irrisolto.

I disegni di Kriek simulano una matrice xilografica: il tratto è pesante e caratterizzato da netti contrasti chiaroscurali. A dare maggiore profondità all’insieme e a integrare il tratto (coerentemente con questa impostazione le figure non sempre sono contornate, ricorrendo al completamento amodale) ci sono delle sfumature di azzurro e occasionalmente di rosso nelle parti più violente od oniriche o nei flashback. Tutto fatto col computer, ci scommetto. Per dare un’idea vaga del risultato, diciamo che inizialmente può ricordare il lavoro del Prof. Bad Trip per poi abbracciare molte suggestioni di autori undeground e non come Basil Wolverton o Harvey Kurtzman. In effetti nel corso della lettura ci si accorge che i disegni non è che siano poi così belli come lasciava intendere una prima sfogliata, e al di là di qualche carenza anatomica Kriek manifesta anche delle difficoltà a mantenere gli stessi volti di vignetta in vignetta.

L’interno della sovraccoperta del volume è occupato da un’illustrazione che può diventare un poster, se qualcuno è interessato a queste cose. Non contesto che l’opera in sé valga i 27 euro a cui la vende Eris (sono quasi 200 pagine) ma in futuro dovrò valutare meglio l’opportunità di fare acquisti sulla scia dell’impulso del momento.

Dalle gerenze apprendo che L’Esiliato uscì ancora alla fine del 2022 ma in fumetteria mi hanno detto che era appena arrivato. Che l’ira di Odino si scateni sui distributori.

sabato 22 giugno 2024

Le gioie di Blogger

 

Da ieri che non funziona (e già potevo caricare i commenti solo da Chrome e non da FireFox)

venerdì 21 giugno 2024

Deadpool Uccidologia 2: Deadpool uccide i Classici

Ricordavo vagamente di aver letto una storia in cui Deadpool sterminava l’universo Marvel e in effetti la lessi in quanto pertinente ai Fumettisti d’Invenzione. Questa miniserie dovrebbe essere il suo seguito.

Deadpool è insoddisfatto dell’ecatombe che ha causato, perché infruttuosa: per quanto li si ammazzi, i supereroi della Marvel ritornano sempre come cloni, versioni alternative, resuscitati, ecc. Il pool di supercriminali cervelloni che tiene prigionieri ha probabilmente trovato la soluzione: bisogna andare all’origine della questione e sterminare gli archetipi stessi su cui si basano quei personaggi. E quindi con un salto metanarrativo Deadpool comincia a far strage di personaggi letterari, ignaro però che Sherlock Holmes opportunamente informato dei fatti ha messo su una sua squadra per contrastarlo.

Alcuni paralleli tra romanzi e supereroi, anzi quasi tutti, mi sembrano tirati per i capelli, ma lo scopo di Cullen Bunn era evidentemente quello di scrivere una storia scatenata e fracassona senza andare troppo per il sottile – anche se poi inanella a sorpresa delle citazioni inaspettatamente colte e argute. Ma al di là di queste citazioni Deadpool uccide i Classici si concentra su assassinî e mutilazioni resi con grande scrupolo e attenzione per i dettagli; fosse stato un fumetto dichiaratamente splatter avrebbe sortito un impatto minore. C’è addirittura una scena di suicidio, cosa impensabile per il censuratissimo mercato statunitense. Altro elemento anomalo che si fa apprezzare è il fatto che la storia finisce e non finisce, immagino per preparare il terreno a una terza miniserie con la rivincita dei “buoni”.

I disegni di Matteo Lolli sono assai insipidi. Sempre meglio che deformed o ipertrofici ma non hanno nulla che li faccia elevare dall’anonimato di quello stile blando e a volte un po’ abbozzato praticato da molti altri colleghi. Forse è stato l’inchiostratore Sean Parsons a non averlo valorizzato a dovere. Invece molto belle e spassose le copertine di Mike Del Mundo.

Credo sia superfluo specificare che Deadpool uccide i Classici non è un capolavoro e che sicuramente non è nemmeno uno dei fumetti di supereroi più rilevanti degli ultimi vent’anni. Ma Bunn ha delle buone idee, sa scrivere dei dialoghi molto gustosi e forse le sue strizzatine d’occhio all’universo dei supereroi possono essere viste come corrosive critiche al genere.

mercoledì 19 giugno 2024

Intervista a Carlos Gomez (seconda parte)


Continua da qui.

Attualmente Dago viene pubblicato in Argentina? Qualche tempo fa Alejandro Aguado di La Duendes mi diceva che molti lettori argentini ignoravano che Dago proseguiva in Italia dopo il fallimento della Columba.

Afortunadamente Dago se ha vuelto a publicar en Argentina. Gracias a la generosa y valiente operación editorial de Tomás Coggiola de Comic.Ar.

Se están publicando en forma de libros de aproximadamente 100 páginas de aparición mensual. Hicimos con Robin una selección de las historias publicadas en Italia en estos 17 años. El criterio era el de dar un panorama de lo acontecido en la vida de Dago en todo ese tiempo de publicación. No ha sido fácil elegir entre 750 capítulos (más de 9200 páginas) una selección de cerca de 100 capítulos que se publicarán en un año aproximadamente.

Una curiosità: anni fa comparve su Lanciostory questa copertina, in cui è facile riconoscere Sergio Loss (che effettivamente canta – o cantava – in un coro alpino). Ho provato a risalire a chi possano essere gli altri individuando solo (e non ne sono nemmeno sicuro) Juan Zanotto in basso a sinistra. Se veramente gli altri personaggi sono ispirati a persone reali può svelarmi chi sono?

Ese dibujo fue una broma-homenaje que los amigos de Aurea decidieron valientemente publicar.

En eses dibujo están, de izquierda a derecha: Robin Wood, Juan Zanotto, Sergio Loss, Enzo Marino (detrás de Dago) y Alberto Salinas.

Lei è un disegnatore molto versatile che ha realizzato fumetti di generi diversi (guerra, storico, fantascienza, urbano contemporaneo, il western con Tex) sempre con ottimi risultati e non rinunciando mai alla Sua personalità. Tra i tanti, Lei ha un Suo genere preferito oppure uno che non ha ancora affrontato e a cui vorrebbe dedicarsi?

Gracias por el cumplido.

También he dibujado historias del género romántico para Columba.

Pienso que todo dibujante debe proponerse ser capaz de afrontar cualquier género que se le proponga hacer. Creo que es un error creer que hay que encasillarse en solo un género creyendo que de ese modo se logra una mayor eficiencia y resultados mejores al conocer muchos secretos de determinada época.

Lo que creo que sucede finalmente es que el dibujante se aburre.

En mi caso personal, cada género que abordé ha sido un desafío que afronté con método y humildad. Aceptando que debía aprender todo de nuevo. Al principio el flujo de trabajo es lento e interrumpido porque hay que buscar referencias continuamente. Luego, a medida que se van fijando datos en la cabeza, todo empieza a fluir con más soltura.

Todo lo que dije antes es para responderte que en realidad no tengo un género que me apasione más que otro. Todos son muy estimulantes si se afrontan con actitud de respeto sentido de la aventura.

Com’è stata l’esperienza con il nostro Tex?

Me he divertido mucho dibujando el Texone.

Obviamente al principio tuve mucho miedo de exponer al vastísimo público de Tex mi versión del personaje al que aman tanto.

Ha sido un trabajo arduo porque la calidad requerida es alta y yo debía dibujar una determinada cantidad de páginas mensuales para cumplir el plazo de entrega (que no lo cumplí) sin dejar de entregar las páginas de Dago.

Tengo que decir que trabajar con Gianfranco Manfredi ha sido un gusto verdaderamente.

Sia Garcia Seijas che Lito Fernández sono stati lettori appassionati di Tex, conosciuto in Argentina come Colt Miller. Questo però succedeva negli anni ’50: oggi in Argentina Tex è conosciuto dalle giovani generazioni? Il Suo Texone è stato pubblicato (o sarà pubblicato) in Argentina?

En Argentina no se publica Tex, lamentablemente.

Hay ediciones en el vecino país de Brasil. El texone que he dibujado yo ha sido republicado en idioma portugués en Brasil.

Ho visto su una rivista francese la pubblicità di un fumetto di fantascienza disegnato anche da Lei. Può anticiparci qualcosa?

È un progetto un po' particolare, sono due storie parallele che avranno due episodi l'una. Poi uscirà un quinto volume che unirà tutto. Sto disegnando il secondo volume della mia parte, l'altra linea è disegnata da Laura Zuccheri.

È da parecchio che vedo il nome Carlos Gomez anche su prodotti statunitensi. Non è Lei ma un omonimo, vero?

Sì, non sono io.

domenica 16 giugno 2024

I Primi Cento

Sospeso tra pastiche, omaggio e analisi sociologica, questo volume offre anche una solida trama quantomeno dignitosa. Nella lunga introduzione, che è anche una dichiarazione d’intenti (ma Watchmen doveva essere una versione dei personaggi della Charlton, non c’entrano nulla Batman e Superman), uno dei due autori, Andrea Guglielmino (l’altro è Marco Scali), spiega il meccanismo per cui si è portati a ritenere migliori gli episodi di un prodotto popolare circoscritti entro un traguardo simbolico, in questo caso i primi 100 numeri di Dylan Dog. Più nello specifico, la molla che lo ha spinto a ideare I Primi Cento è scattata a seguito delle esternazioni di alcuni lettori molto critici sulle varie vicissitudini recenti della testata bonelliana.

I Primi Cento è ambientato a New York negli anni ’80. Damien Donovan è il primo «investigatore dell’occulto», assurto a tanta popolarità da far pubblicare un fumetto con le sue gesta e anche a generare un fan club. I membri di questa conventicola sono divisi tra quanti sono delusi perché il loro idolo non è più quello di una volta e quanti invece ne giustificano o almeno tollerano i piccoli e grandi cambiamenti che lo hanno coinvolto negli anni; i più oltranzisti non accettano nemmeno che l’esclamazione «campane dell’inferno» abbia soppiantato la classica «Barabba libero». Damien Donovan ha tradito i suoi seguaci e i suoi primi cento casi sono veramente insuperati e insuperabili? Il Damien Donovan Horror Club avrà altri problemi ben più gravi a cui pensare: uno dopo l’altro, i suoi membri vengono assassinati secondo modalità che ricordano proprio i casi di cui si è occupato il loro mito. E quindi deliberano di buon grado di assoldarlo per risolvere anche questo caso.

La storia è un profluvio di citazioni dalle fonti più varie: al posto di Groucho l’assistente è Smiley, una trasposizione di Roberto Benigni che offre il destro per disseminare omaggi alla filmografia del comico toscano. Anche se non sono riuscito a coglierli tutti, i molteplici riferimenti a Dylan Dog mi sono risultati comunque evidenti, sia perché riferiti in massima parte ai primi numeri della testata che conosco anch’io sia perché omaggiano episodi talmente famosi che so di cosa parlano pur non avendoli letti.

La trama investigativa è un po’ arzigogolata senza essere troppo assurda, e d’altro canto gli stessi attori in gioco la deridono e la commentano. L’identità del colpevole potrebbe essere scontata per alcuni lettori e ridicola per altri, comunque la soluzione del caso ha un senso compiuto. In alcuni punti ho riso di gusto e la simpatica considerazione metanarrativa finale di Damien Donovan è un’ottima chiusura per tutta l’operazione.

I disegni di Luciano Costarelli sono adeguatamente rozzi. Anzi, decisamente troppo: su Dylan Dog mi pare che solo Montanari e Grassani fossero così “popolareschi”, forse al massimo anche Tacconi. La prima cinquantina scarsa di tavole presenta figure rese con un certo rigore anatomico inchiostrate però con l’accetta per simulare di dover rincorrere la scadenza mensile, nel solco di certa produzione Bonelli d’antan. Ma da metà volume in poi non somiglia più tanto a Bignotti, Pavone o Missaglia quanto a Galati, Grossi e Chizzoli e i disegni si fanno vieppiú imprecisi e sgraziati. Forse è una cosa voluta. Non ricordo di aver mai visto null’altro di Costarelli e quindi non so quale sia il suo stile usuale; a testimonianza della gestazione forse travagliata di questo fumetto ho notato che in alcuni punti gli interventi digitali si intensificano mentre in altri parrebbe di vedere le matite non cancellate o la china non uniformemente densa, come se fosse stata veramente stesa sulla carta. Comunque, a chiudere idealmente il cerchio, leggo nella sua biografia che Costarelli collaborò anche con la famigerata Fenix di Dick Drago: tout se tient.

Sicuramente I Primi Cento avrebbe assolto meglio al suo ruolo di parodia/analisi/omaggio se fosse stato pubblicato in formato bonelliano, mentre Weird Book ne ha tratto un volumetto 17x24 stampato su carta patinata ad un prezzo proporzionato (17,90 euro). Ma è già un miracolo che un prodotto così originale e intelligente abbia visto la luce.

venerdì 14 giugno 2024

Big Game

Se nel fumetto si cerca cafonaggine Mark Millar è sempre una certezza. E poi è così tranquillizzante la sua adesione totale al paradigma supereroistico per cui al polverone sollevato per gli incombenti cambiamenti epocali fa sempre seguito un totale rientro all’ordine.

Big Game è un progetto ambizioso con cui Millar riallaccia i nodi di tutta o quasi la sua produzione: un crossover ipertrofico dove ognuna delle sue serie fin dai tempi di Kick-Ass e Wanted viene inserita in un unico universo condiviso. Quei pochi lavori che per la loro natura non possono far parte di questo canone vengono comunque citati come opere di fiction: è il caso di Jupiter’s Legacy e probabilmente di qualcos’altro che non ho identificato perché non lo conosco.

Dopo la comparsa di Kick-Ass e Hit-Girl i supereroi si sono moltiplicati fino a contemplare dei veri superumani come gli Ambassadors e il Night Club. La cosa non sta bene alla fratellanza di supercattivi che da sempre controlla il mondo in incognito e che nel 1986 eliminò tutti i supereroi cancellandone persino il ricordo. Wesley Gibson, il protagonista di Wanted che adesso è a capo di questa cabala, ingaggia quindi Nemesis e inizia così lo sterminio di Huck, Superior, i Crononauti e i protagonisti delle altre serie e miniserie di cui ne conoscerò se va bene un terzo. A causa della loro natura, al Secret Service e al Magic Order vengono riservati dei ruoli più defilati. Non ho visto i Super-Crooks ma probabilmente non sono stato attento. Quell’altra serie sui soldati con i superpoteri potrebbe essere assente giustificata perché mi pare che non sia mai stata conclusa.

Come detto, non conosco alcuni degli elementi in gioco ma l’esuberanza omicida di Millar strappa la mia ammirazione: che coraggio a eliminare delle creazioni che potrebbero ancora fruttargli dei bei dollaroni! Quando però la sua furia sterminatrice tocca il parossismo (accompagnata dal suo proverbiale cattivo gusto) mi sorge un dubbio. Sarà anche possibile che voglia fare tabula rasa del suo universo ma alcune serie avevano delle trame in sospeso e forse chiudere delle testate potrebbe inficiarne la versione televisiva o cinematografica dove si fanno i soldi veri. Stai a vedere che c’è la fregatura. E ovviamente la fregatura c’è. Non dico di più per non rovinare la “sorpresa” a nessuno. Aggiungo solo che il meccanismo semantico con cui il Magic Order viene fatto intervenire è imbarazzante da quanto è stupido – nessuno spoiler: è una cosa marginale e non c’entra con lo snodo risolutivo che coinvolge anche le serie fantascientifiche di Millar. Comunque alla fine il paradigma per cui tutto cambi affinché nulla cambi porta con sé anche quel minimo irrisorio di variazione allo status quo che rassicura i lettori sul fatto che non abbiano proprio buttato via soldi e tempo a leggere l’ennesima cagata che si risolve a mazzate e battute “cool”.

Che Millar abbia voluto con Big Game parodiare proprio l’infantile ciclicità tipica del genere supereroistico? Oh, andiamo: è dai tempi dei Mondo Movies di Gualtiero Jacopetti che si usa la scusa di stigmatizzare certi fenomeni proprio per ostentarli e approfittare della loro attrattiva.

Se non altro i disegni di Pepe Larraz sono validi, oltretutto valorizzati dai colori di Giovanna Niro.