martedì 24 marzo 2026

Le serie di Robin Wood inedite in Italia: Or-Grund (1977)


Oggigiorno è facilissimo procurarsi almeno virtualmente il materiale della Columba, quindi questa ipotetica ricognizione sulle serie inedite di Wood è un po’ inutile perché chiunque sia interessato può toccare con mano direttamente il prodotto. Abbiate pazienza, devo pur inventarmi qualcosa per mandare avanti il blog. Diciamo che questa iniziativa potrebbe essere utile a qualche appassionato per decidere se imbarcarsi in download molto pesanti o nella lettura di quelle migliaia di tavole che ha già scaricato.

Or-Grund

Or-Grund è il più forte e più abile cacciatore della sua tribù di uomini primitivi stanziati tra i ghiacci del nord. Ah, quindi quella serie «sull’evoluzione dall’uomo animale, all’uomo intelligente» che Wood aveva detto di voler fare nello Speciale Eura di Lucca Fumetto 1994 in realtà l’aveva già fatta? Macché: come sarà presto evidente ci troviamo in un contesto prettamente fantasy, come sottolineano anche alcuni nomi ripresi (forse involontariamente) da Tolkien.

La wanderlust comune a molti personaggi di Wood viene innescata stavolta dai vaticini di una vecchia su favoleggiati paesi in cui il suolo è verde, dove gli uomini vivono in “capanne d’argento” più grandi della montagna di Volkan (il saggio locale), dove ci sono uomini dalla pelle scura e laghi ghiacciati con città che vi galleggiano sopra. A ciò si aggiunge poi la visione di una donna dai capelli neri che starebbe aspettando Or-Grund da qualche parte fuori dal suo mondo ghiacciato. Comincia quindi il lungo peregrinare di Or-Grund che incontra diverse altre tribù nonché gruppi umani più civilizzati – e tutti parlano la stessa lingua, tra l’altro. Ma il piatto forte di questo fumetto sono le molteplici creature fantastiche che incontra sul suo cammino, tra cui yeti (vabbeh, un “baram”, ma il concetto è quello), animali giganti, dinosauri, licantropi con poteri telepatici, pietre senzienti e omicide, scienziati alieni umanoidi, creature cthulhoidi, stregoni, donne alate, draghi, armature animate, esseri che trasmigrano da un corpo all’altro, gargoyle con quattro braccia, ombre viventi, uomini con arti metallici, alieni incorporei carnivori, antiche civiltà rettiliformi, leviatani, fate, morti viventi, scimmioni dall’animo buono, ciclopi, triclopi telepatici, satiri, cristalli sognanti, le norne della tradizione norrena, vampire, ecc.

Il protagonista si relaziona con questi pericoli sempre alla stessa maniera, ovvero con la violenza eventualmente supportata dall’agilità o dall’istinto animale, e Wood sottolinea quanto Or-Grund sia stupido e perennemente affamato – e quando finalmente mangia rutta generosamente. Ed è tutt’altro che cortese col gentil sesso.

Gli episodi possono essere letti in qualsiasi ordine, non c’è nemmeno una logica geografica: in un episodio l’azione può svolgersi in una foresta lussureggiante, in quello dopo in un deserto e in quello dopo ancora in un bosco innevato o in una palude. La frammentarietà della saga è un po’ una pecca perché ogni incontro è un fenomeno usa e getta che avrebbe potuto invece arricchire una trama orizzontale che invece è del tutto assente. In uno degli episodi in cui viene catturato, cioè praticamente metà della serie, Or-Grund incontra anche un gobbo con cui si sarebbe potuta formare una versione della coppia Nippur-Hattusil. Ogni tanto Wood butta lì qualche riferimento al fatto che Or-Grund sia un eletto e possieda caratteristiche uniche, ma ovviamente è impossibile dire se si trattasse della prova che c’era veramente un disegno preciso nella saga o se fossero solo riferimenti generici dati in pasto al lettore per mantenerne vivo l’interesse e fargli credere che ci fosse una pianificazione dietro tutto.

Oltre metà della serie, quasi ai due terzi dei 46 episodi scritti tutti da Wood, e dopo qualche rarissimo e vago rimando ai dettagli del primo episodio, si intravede finalmente una direzione. Vengono introdotti i Primordiali, e non saranno delle presenze effimere come quegli altri esseri presi un po’ da tutti i contesti e dai nomi a volte impronunciabili se non ridicoli (Xhipeuz…).

Come si scoprirà, pur con qualche incongruenza nella loro storia, i Primordiali hanno ben donde di chiamarsi così: erano presenti sulla Terra prima dell’uomo ma una catastrofe li fece sprofondare nelle viscere del pianeta da cui adesso vogliono uscire per governare nuovamente sul pianeta e da lì su tutto il cosmo. La loro meta principale sarà la Città del Crepuscolo, quella intravista da Or-Grund oltre una trentina di episodi prima, ovvero nientemeno che Atlantide.

Finalmente, a dieci episodi dalla fine, abbiamo la conferma che il lungo viaggio di Or-Grund era una prova, un’ordalia che anche altri furono chiamati a tentare ma che solo lui stava effettivamente portando a termine sconfiggendo quei mostri che erano gli emissari dei Primordiali appositamente creati (a parte gli alieni, immagino). E quindi viene anche giustificata la presenza di tutte le mostruosità viste finora pur se il pianeta in cui si svolge la serie è dichiaratamente la Terra.

E con l’introduzione di Atlantide la serie decolla. Dopo circa 40 episodi ma finalmente decolla. Wood spiazza Or-Grund (e i lettori) svelando che la donna della visione, Anhala, non aveva chiamato solo lui, e questo si sapeva, ma non aveva nemmeno un interesse romantico verso i potenziali eletti, bensì voleva trasformarli in uomini-pesce per attaccare i Primordiali nelle profondità marine! E finalmente la natura barbara di Or-Grund, mai evoluta nel corso della serie nonostante qualche vaga promessa, acquisisce un senso e diventa un motore per far progredire la storia non senza un tocco di ironia. A Or-Grund non gliene frega nulla di Atlantide, però vuole Anhala per sé e vuole portarsela nel suo paese innevato. Però capisce che non potrà mai “averla” davvero se con la mente tornerà sempre alla patria perduta, per cui tanto vale salvare Atlantide!

Non anticipo altro (quello che ho riassunto avviene in due soli frenetici episodi), se non che la natura barbara di Or-Grund, da accessorio ripetitivo e quasi fastidioso che era fino a quel momento, diventa un ottimo contraltare all’arrendevolezza “civilizzata” degli atlantidei che come unica soluzione davanti alla prossima disfatta pensano di scappare nello spazio affondando Atlantide. E gli episodi, da frammentari che erano, diventano strettamente collegati. Or-Grund non diventa un uomo-pesce e la storia si sviluppa in tutt’altra maniera. Alla fine i buoni vincono, a voler interpretare come una vittoria quello che succede alla fine, ma a carissimo prezzo. I titoli dei due episodi conclusivi, Holocausto e Genesis, dovrebbero già far intuire la conclusione. E così Or-Grund raggiunge l’olimpo delle serie di Wood, quel club molto esclusivo delle opere che hanno avuto un vero finale.

I disegni di Ricardo Villagran e del suo studio sono decisamente buoni a livello tecnico ma meno a livello, diciamo così, concettuale. All’inizio il viso del protagonista può ricordare a tratti quello di uno scimmione, per poi stabilizzarsi alle volte in quello di un bambino paffuto. Ben poco eroico, insomma, soprattutto se accompagnato dalle didascalie in cui Wood ricorda quanto Or-Grund sia stupido. C’è poi da rilevare che Or-Grund viene descritto come un omone gigantesco, ma per quanto Villagran lo faccia corpulento non è questa l’impressione che trasmette la sua sagoma a confronto con quella di altri personaggi con cui divide la scena. I collaboratori con diritto di firma che anno contribuito ai disegni sono Victor Toppi e Carlos Villagran.

Ma quindi, in definitiva, com’è questo Or-Grund? Secondo me è invecchiato male, principalmente la prima lunga parte. È vero però che all’interno della cosmologia di Robin Wood riveste un ruolo fondamentale e per un fan della Leyenda è pressoché obbligatorio leggerlo: i Primordiali, arcinemici anche di Gilgamesh, nascono qui. La lettura merita poi anche per togliersi la curiosità di leggere qualcosa di diverso rispetto al Wood canonico, laddove però per diverso dal solito si intende un personaggio monolitico e senza ironia. Il mio consiglio è di tenere duro fino alla conclusione, magari leggerlo a piccole dosi, perché tutto sommato alla fine ne varrà la pena.

Visto il finale assolutamente soddisfacente risulta particolarmente innecessario il seguito affidato nel 1985, cinque anni dopo la conclusione della saga, ad Armando Fernandez. Dai commenti dei lettori argentini risulta che sia meglio tenersene bene alla larga.

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