Pensavo fosse una specie di omologo di E alla fine muoiono ma mi sbagliavo. Effettivamente già la confezione è molto diversa, un modesto 17x24 standard e non un volume cartonato più grande con effetti vari – e giustamente anche il prezzo è quasi la metà.
La struttura è un po’ particolare e parte dai ricordi dell’autrice Élise Thiébaut, a me sconosciuta ma che scopro avere abbastanza curriculum da poter pensare che un po’ di autobiografismo interessi i suoi lettori. Da lì in poi è un accumulo di fun fact molto frammentario che pesca da Storia, mitologia, medicina, antropologia, letteratura, sociologia, Diritto, zoologia e folklore, ricondotto ogni tanto alla storia familiare anche dai riferimenti alla madre appassionata di storia romana e alla nonna fervente cattolica.
Ammetto che alcuni punti non mi sono chiari: perché invidiare le universitarie che già “lo avevano fatto” quando la narratrice/protagonista aveva fatto i primi deludenti tentativi a 14 anni per poi togliersi del tutto il pensiero a 17? Boh, forse è un problema della traduzione. E in effetti tradurre il testo originale deve essere stata una bella ordalia per Hajare Mouhoub dello Studio Arancia. Tanto per limitarmi a un dettaglio che ho colto pure io, la tavola che introduce il capitolo 5 rappresenta il riflesso di un sorriso e una voce che si compiace nel vedersi “Cibele”, intendendo ovviamente la dea omonima che però in francese si pronuncia come si belle (“così bella”), gioco di parole che si perde nella versione italiana.
Chiaramente è un prodotto indirizzato a un pubblico giovane (ma le ragazzine francese sanno chi era la cantante Dalida? O forse è un altro gioco di parole che non ho capito?) e abbonda di riferimenti a serie televisive e altri elementi contemporanei, come la scheda del personaggio di Giovanna d’Arco a simulare un gioco di ruolo o per pc. I fumetti propriamente detti si limitano quasi solo a visualizzare quello che già dicono le didascalie, fornendo però un contrappunto ironico.
Lo stile della disegnatrice Elléa Bird è molto semplice, quasi rudimentale, cosa che non le impedisce (raramente) di tirare fuori dal cilindro qualche bella espressione come quella di Ipazia.
La Star Comics è riuscita nell’impresa di generare fuori registro anche in quest’epoca digitale. Dato lo stile del disegno la cosa non è troppo fastidiosa a livello grafico (però un po’ disturba lo stesso) e più che altro rende difficoltoso leggere le didascalie bianche su sfondo nero.
In definitiva un albo un po’ effimero e poco incisivo, ma d’altra parte in un centinaio di pagine dal formato 17x24 non è che si possa sviluppare un discorso molto approfondito e articolato.

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