lunedì 2 novembre 2026

Pinky 1973-1974

Raccolta delle prime due annate della serie che consacrò Massimo Mattioli, un’operazione resa possibile con questo livello qualitativo grazie al contributo della Rainbow, la casa di produzione fondata da Iginio Straffi, creatore delle Winx che io però conobbi come disegnatore ai tempi dei fumetti scritti da Dal Pra’ e colorati da Bracalente per Comic Art. Straffi firma l’introduzione, da cui si evince tutta la sua passione verso il lavoro di Mattioli, di cui ha raccolto e conservato molto materiale originale che è stato fondamentale per la riproduzione ottimale di Pinky.

Alberto Brambilla in un intervento più lungo compila una biografia dell’autore e soprattutto stila una documentata analisi della sua produzione accompagnandola da un ghiotto apparato iconografico per me inedito.

Sicuramente chi si avventura a queste latitudini internettiane non ha bisogno di farsi spiegare chi è Pinky e in quale contesto si muove, avendo forse conosciuto il coniglio rosa in tempo reale su Il Giornalino. Basti dire che il protagonista è un fotoreporter d’assalto sempre alla spasmodica ricerca di uno scoop per la testata La Notizia e per questo in amichevole (a volte neanche tanto) competizione col collega orso Giorgione. Completano il cast di questi episodi seminali la segretaria di redazione Petulia, l’irascibile direttore Perry Pachiderma e il reporter rivale Joe Cornacchia che dopo un esordio estemporaneo nel corso della saga diverrà una figura abbastanza ricorrente (ignoro se la stessa sorte avrà il Professor Gufo). Sul resto c’è ben poco da dire: Mattioli scardina tutte le certezze e le aspettative del lettore e inanella episodi in cui il canovaccio di partenza della bramosia di uno scoop, peraltro nemmeno sempre presente, diventa la scusa per le trovate più folli e inaspettate. Sfilano così rapimenti alieni, fertilizzanti miracolosi, viaggi in altre dimensioni, demoni delle camere oscure, fiocchi di neve senzienti… Va detto però che il fascino di questi fumetti non risiede solo nel sense of wonder o nella divertita pazzia di Mattioli, che giustamente Brambilla paragona a trip psichedelici. In più di un’occasione Mattioli imbastisce delle trame ben congegnate pur nello spazio limitato di cui disponeva: quattro o sei pagine, al massimo una decina. E poi citazioni a raffica: se l’episodio Pinky e il mostro di Fumettonia rivela sin dal titolo cosa aspetta il lettore, ci sono strizzatine d’occhio ad Alfred Hitchcock, Stanley Kubrick, Woody Allen. Se qualcuno volesse vedere in controluce una critica al consumismo sfrenato o alla violenza della polizia o alla “furbizia” degli imbroglioni qui non mancherebbero certo occasioni per farlo.

Poco importa, insomma, che elementi come la pellicola e lo sviluppo delle foto siano desueti: queste storie non sono invecchiate di un giorno e sono ancora esilaranti come cinquant’anni fa. E la vulcanica fantasia di Mattioli non si limitava ai testi: anche la grafica faceva il paio con la sua esplosiva fantasia contemplando laddove funzionale balloon invertiti, vignette verticali, onomatopee macroscopiche…

Credo di aver già letto almeno uno degli episodi riportati nel volume, ma la lettura organica si è rivelata ricca di sorprese. Al di là dello stile un po’ diverso che Mattioli sfoggiava all’inizio, più morbido e modulato e oggettivamente più bello, mi ha stupito vedere Petulia senza ancora forme femminili mentre Giorgione ingrassa solo verso il decimo episodio. E non sapevo che all’inizio lui e Pinky si contendevano le attenzioni di lei.

Ma ovviamente al lettore che già conosce Pinky non interesserà leggere cose che sa già e quindi passiamo alle cose importanti: com’è la resa del volume Nona Arte? Come accennavo sopra, l’accesso ai materiali originali ha permesso una qualità di riproduzione che, pur non avendo sotto mano le riviste dell’epoca, credo di poter definire praticamente perfetta. Anche il lettering è rimasto quello originale, senza quella fastidiosa abitudine di rifarlo al computer – a volte per i fumetti classici è un pugno in un occhio. Solo nel caso della storia Ma non si può più nemmeno scherzare? e nella prima parte de La banda del detersivo si avverte una resa minore, ma è una cosa che salta agli occhi proprio a causa della qualità del resto. E comunque anche in quei casi il livello è comunque accettabile.

In appendice viene presentata una breve ma molto interessante selezione di materiali d’epoca, utile soprattutto per vedere i metodi di colorazione di Mattioli.

Questo volume vorrebbe essere il primo di una ristampa integrale di Pinky organizzata per annate – se anche i prossimi verranno raccolti a coppie dovrebbero essere molto più corposi: nel 1973 ne vennero prodotti solo 8 episodi.

In definitiva il metodo migliore per conoscere o riscoprire il capolavoro di Mattioli.

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