Dopo
Doctor Salomon
Francesco Tozzuolo Editore propone il secondo numero della collana Italian
Masters che, con questi chiari di luna, non era affatto scontato che avremmo
visto. E oltretutto lo fa con grande tempismo, a differenza di operatori che sono
nel settore da anni: neanche il tempo di ordinarlo sull’ultima
Anteprima che mi è già arrivato.
Bob Lance è una serie realizzata da Pier Carpi e Luciano Bernasconi
per la casa editrice francese Lug, transitata anche in Italia per due sole
uscite presso Naka nel 1970, quelle su cui si è basato l’editore per questa
ristampa.
Il protagonista della serie è un
discendente di Lancillotto, che scopre di appartenere a una società segreta che
si rifà alla leggendaria tavola rotonda. Orfano e mantenuto agli studi da
misteriosi figuri, proprio il giorno della laurea al Wellington College (in che
facoltà non è dato sapere) viene messo alla prova a sua insaputa per saggiarne
le qualità e superato il test viene accolto in questa società segreta che in
pratica lo ha forgiato quasi dalla nascita. Più che massoni questi cavalieri
sembrano dei cosplayer dediti vagamente a opere filantropiche – anche se un po’
paraculi, visto che per evitare di pagare una banale multa ricorrono alla magia.
Dopo questo doveroso incipit, il
primo episodio La tavola rotonda si
sviluppa con una storia piuttosto originale in cui il villaggio di Lang, sede del
castello di Flang e rimasto ancora nel medioevo, viene funestato dai delitti di
una ragazza tornata dalla morte dopo essere stata uccisa dai villici che la
ritenevano una strega. Bob Lance e Ginevra indagano fino a svelare la soluzione
del mistero, che non ha nulla di paranormale ma francamente è piuttosto
inverosimile.
Il secondo episodio, L’uomo senza volto, inizia con un caso
poliziesco brillantemente risolto da Bob Lance per poi affrontarne un altro
apparentemente slegato dal primo, mentre dagli Stati Uniti un cavaliere locale
viene in visita alla tavola rotonda inglese. Pier Carpi riesce a collegare
tutti questi elementi in modo elegante e punta un po’ di più sull’umorismo.
Mi sembra di capire che lo
sceneggiatore avesse delle idee solo sommarie dello sviluppo delle trame, e
forse improvvisava a mano a mano che scriveva. Non che sia un male: le 60
pagine canoniche degli episodi si affastellano così di trovate a getto
continuo, poco importa se questo portava a qualche incongruenza: nel primo
episodio ad esempio quello che si rivelerà il vero colpevole viene introdotto
con dei balloon di pensiero che non sono congruenti con il seguito della vicenda.
Sempre nel primo episodio Bob Lance sa che il suo antagonista si chiama Arthur
anche se in precedenza non viene mai menzionato, così come nel secondo episodio
riporta le “parole” del cattivo di turno che in realtà erano i suoi pensieri di
qualche pagina prima. Mi piace pensare che siano problemi sorti con la
traduzione dal francese, ma dubito che sia così.
Luciano Bernasconi è stata una
piacevole sorpresa, anche se ovviamente a causa dell’irreperibilità dei
materiali di stampa originali la qualità della riproduzione è quella che è. Nei
redazionali in appendice viene celebrato il suo dinamismo (ed è una cosa
sacrosanta) però io ho apprezzato di più il realismo e il dettaglio con cui ha
reso i vari personaggi e gli ambienti. Evidentemente Merlon/Merlino è ispirato
a un attore che non ho identificato. Da molti particolari si percepisce poi l’atmosfera
di un’Inghilterra che era ancora swinging. Inoltre le sue donne sono stupende.
Come da prassi, in appendice
viene presentata una corposa sezione di redazionali che tra le altre cose
ricostruiscono le vicissitudini della casa editrice Lug e dell’italiana Naka e
forniscono dei ritratti approfonditi dei due autori.
La copertina, tratta dal primo
volume edito in Italia a suo tempo, è opera di Giorgio Trevisan.
In definitiva un fumetto molto
gradevole e presentato in una confezione che senza essere lussuosa (cosa che
avrebbe portato a un prezzo di copertina ben superiore ai 14 euro che costa) si
fa apprezzare per la cura profusa. Spero che l’uscita di questo secondo volume
sia un segnale del buon esito della collana, e di vedere quindi presto altri
“Italian Masters”.