giovedì 28 novembre 2024
Gli incontri e le interviste di Lucca 2024
mercoledì 27 novembre 2024
Terre Furiose e altri Sporchi Lavoretti
Dopo un atlante e un bestiario (che poi sono molto più di un atlante e un bestiario) ci sta una bella raccolta di avventure. La filosofia di Brancalonia è diametralmente opposta a quella di Sine Requie: niente bla bla bla, concetti chiari ed espressi sinteticamente e un rigurgitar d’idee a ogni pagina. Anzi, a volte ci sarebbe stata bene qualche precisazione in più o qualche brano da leggere ai giocatori. Senza farlo durare dieci pagine, si capisce.
A dare inizio alle danze e nome al volume è una breve campagna in quattro parti scritta da Mauro Longo. È un omaggio all’Orlando Furioso, ma non come me lo sarei aspettato. Cioè i personaggi non hanno a che fare con ippogrifi, viaggi sulla luna o Roncisvalle: il protagonista è un simulacro dell’Ariosto che subisce parte di quello che ha imposto al suo eroe. Per fargli recuperare il senno la cricca dovrà impegolarsi in una cerca puntellata da avversari molto originali e sfide interessanti e ben congegnate. Unico appunto: definire Sbranamante «Paladina Inesistente» potrebbe causare un po’ di confusione perché si tratta di un’automa e non di un’appartenente alla razza brancalonica che omaggia Calvino.
Segue poi la campagna a lunghissimo respiro L’Onore delle Canaglie. Si tratta della rielaborazione della campagna I Molti Feudi di Brancalonia che coinvolse diversi partecipanti online su Twitch (credo) e di cui si hanno avute tracce nei vari supplementi usciti finora. Curiosamente, l’antefatto e alcuni personaggi con i relativi incarichi portano nomi diversi rispetto a quelli con cui erano apparsi sull’Almanacco del Menagramo: le quattro consorterie di canaglie non sono più Coltelli, Boccali, Bastoni e Denari e San Borsone è stato sostituito da un altro «Asso» (termine che qui diventa «Disonorevole Ministro»). I rimandi a L’Imperatore Randella Ancora sono soverchianti, come d’altra parte un po’ dovunque in questo volume.
La campagna è pensata per portare i personaggi dal 1° al 6° livello, il massimo possibile in Brancalonia. Citazioni a strafottere, calembour, omaggi al poliziottesco (a Thomas Milian in particolare), ma più di qualche scena ha un enorme impatto epico, che i tantissimi autori lo volessero o no. A dare il titolo alla campagna è la “coda” omonima che fu un torneo multitavolo al Play 2023 e che diede una conclusione alla saga. La necessità di ricorrere a degli «intermezzi» per far guadagnare px ai personaggi e quindi posizionarli al livello giusto per continuare sottolinea i limiti regolistici della Quinta Edizione del «gioco-di-ruolo-più-famoso-al-mondo-che-non-si-può-nominare-ma-lasciatelo-perdere-e-giocate-a-Rolemaster».
L’antologia continua con l’avventura per livelli alti L’Ultimo Viaggio della Balorda di Simone Laudiero con aggiunte regolistiche di Pierfrancesco Lucchetti; il titolo non inganni: la si può giocare anche senza togliere dal quadro la nave che fa da collante a molti lavoretti di Brancalonia. La storia è originale e ben congegnata, piuttosto impegnativa (parliamo di un’avventura pensata per personaggi del 6° livello) e ha un finale sorprendente che potrebbe far incazzare alcuni giocatori ed esaltare altri. Temo però che nella mappa di Alcina siano state scambiate le locazioni D ed E, mentre la reazione «Ritirata nel Guscio» dell’Urpaguro non l’ho trovata descritta da nessuna parte.
Seguono poi le ristampe delle due avventure uscite come materiale promozionale in occasione delle fiere: C’Eravamo Tanto Menati e il suo seguito, sempre a opera di Valentino Sergi e Giovanni “Zeth Castle” Zaccaria, I Promessi Naufraghi che non ho avuto modo di leggere in anteprima perché alla Fiera del Libro di Torino le avevano esaurite tutte come mi dissero all’ultimo Play! Il seguito è ancora più ricco e articolato del già ottimo predecessore e contempla anche, opportunamente adattata, quella breve avventurina che veniva data in omaggio come depliant – che probabilmente era un assaggio estrapolato da I Promessi Naufraghi, ma io che potevo saperne visto che appunto non lo avevo letto in anteprima. Insomma questo seguito non tradisce (eh eh) le aspettative, occhio però che il Manto di Serpi non lo trovate descritto qui ma nell’avventura Vedi Acquaviva e poi muori! del manuale d’ambientazione.
Un Lavoretto del Carso di Mauro Longo (coadiuvato da un gruppo di gioco) è un po’ particolare perché prevede, almeno sulla carta, un attento lavoro di strategia per portare dalla propria parte delle fazioni cittadine con cui spodestare un presunto despota diabolico. Chiaramente il tempo di gioco non è quello reale, però l’impressione è che questa avventura possa richiedere più di una sessione, cosa un po’ anomala per Brancalonia per cui ogni “lavoretto” è pensato per essere risolto in un’unica volta. Ciò non toglie nulla alla trama e alla meccanica dell’avventura che sono piuttosto originali, con un bel colpo di scena finale a coronare il tutto.
Chiude il volume Il Ponte del Diavolo di Juri Villani e Gabriele Lucherini: come intuibile dal titolo si tratta di un’interpretazione di quelle leggende con diavoli, ponti, anime e cani diffuse praticamente in tutti i paesi italiani, e che fornirono anche ispirazione per un manifesto di qualche Lucca fa. Si tratta di un lavoretto investigativo senza colpevole predeterminato, basato sulla stessa dinamica del modulo per Ravenloft Ululati nella Notte: anche qui ci sono quattro possibili colpevoli con relative sottotrame. Ma questo non è l’aspetto più determinante del “lavoretto”, che offre delle buone possibilità interpretative e il destro per ulteriori sviluppi, oltre che una discreta sfida per i personaggi che dovranno affrontare le conseguenze di aver scelto una fazione in gioco piuttosto che un’altra.
A dare man forte a Longo, Sergi, Laudiero e alla pletora di altri autori che hanno ideato e sviluppato queste avventure è stato Roberto Riccioli che ha curato la revisione di quasi tutti i lavoretti e le campagne.
martedì 26 novembre 2024
Junkyard Joe
Nel 1972 viene mandato in Vietnam un soldato impassibile che non parla mai. Durante una missione i suoi commilitoni scoprono che è un robot ma ciò non impedisce loro di fare amicizia, per quanto possibile, con l’automa. Resosi conto dell’assurdità della guerra, “Junkyard Joe” è determinante nell’anticipare la ritirata statunitense dal paese.
Nel 2024 l’unico sopravvissuto del plotone che il robot salvò, Morrie “Muddy” Davis, è ora un fumettista di successo fresco di ritiro che proprio sulle strisce umoristiche di Junkyard Joe ha costruito la sua fortuna. Isolato, amareggiato, vedovo e tormentato dai ricordi del Vietnam, riceve una visita inaspettata proprio dal redivivo robot. Cosa alquanto bizzarra, pure il vero Junkyard Joe è rimasto traumatizzato dall’esperienza del Vietnam e quindi Davis lo porta a un consultorio per reduci!
Chiaramente non possono mancare i cattivi che gli danno la caccia come in Starman, E. T., D.A.R.Y.L. e tutto quel filone cinematografico. Pur tra qualche rarissima battuta sulla cultura pop e su quanto invecchia in fretta, si tratta infatti di una favoletta antimilitarista (è pure ambientata a Natale), con tanto di famigliola fresca di lutto che viene ad abitare accanto al recluso Davis e che avrà un ruolo importante nella trama e nel far riallacciare i rapporti del vecchio burbero con i suoi concittadini. Non manca di una vaga originalità e nel finale si prospetta un cross-over con un altro fumetto scritto da Geoff Johns, Geiger, ma alla fine la cosa migliore sono gli splendidi disegni di Gary Frank.
lunedì 25 novembre 2024
La fine di un'epoca (forse, ma penso proprio di sì)
Per un abitudinario come me è difficile rinunciare ai piccoli riti quotidiani. O settimanali, o mensili, o (come in questo caso) quando riescono a farla uscire. Era da tempo che mi chiedevo perché mai continuavo a comprare Fumo di China. Sarebbero 32 pagine, ma è un autocopertinato e quindi quelle effettive sono 28 – fatte salve le occasionali presenze della posta e delle strisce in seconda e terza di copertina. Per incentivarmi a desistere ho contato gli spazi pubblicitari, che si pappano anche sette pagine per numero. E poi ci sono le 4-pagine-4 del mangagiornale, di cui non può fregarmene di meno e che oltretutto è quasi sempre scritto nella sua interezza dal terribile Mario A. Rumor.
Anticipazioni e segnalazioni
varie non hanno più molto senso in un mondo iperconnesso in cui si è bombardati
da news in tempo reale. Le recensioni
si occupano principalmente di prodotti di difficile reperibilità (e questo è un
bene se si tratta di materiale interessante) ma per il resto quasi solo manga,
manga e ancora manga, dove Mario A. Rumor continua a deliziarci con le sue
supercazzole.
I reportage dai festival dei cartoni animati, quando ci sono, per me sono carta sprecata.
Le interviste di Enrico Zoi a vip
vari possono anche essere interessanti (qualche volta), ma dovrebbero essere il
contorno di un piatto ben più consistente. E qui purtroppo arriviamo al
maggiore punctum dolens. Ancora oggi
mi rileggo le ricchissime interviste degli anni ’80 e ’90 e primi
Chiaramente Fumo di China non ha colpa di questa situazione: registra semplicemente quello che offre oggigiorno il mercato.
Ma lasciamo da parte le questioni contenutistiche: esistono anche delle complicazioni di ordine pratico. Cioè se infilo ancora qualche numero mi scoppia l’armadio:
Ecco, da anni mi ripetevo tutto questo e poi puntualmente compravo l’ultimo numero. A quanto pare gli eventi hanno preso il sopravvento e deciso per me. L’unica edicola in cui la trovavo chiude (l’articolo è di ieri).
Venendo dal quotidiano Il Piccolo altresì noto in zona come «il bugiardello» ci sono passato stamattina per sincerarmene ed è vero. Quindi da ora in poi non scherzerò più col buon Daniele sul fatto che metteva Fumo di China sullo scaffale più alto per impedirmi di prenderla. Ordinarla in fumetteria? Sì, e poi come succede in quel di Certaldo (così mi dicono) le copie arrivano al ritmo di due per volta rendendo ancora più obsoleto il numero più vecchio. Abbonamenti postali? Sto ancora aspettando il premio per aver risolto il concorsino su Black/Blake & Mortimer, e lo Speciale Argentina che avevo regolarmente bonificato ho dovuto richiederlo un paio di volte perché si perdeva sempre per strada!
Unico ripianto: le strisce del grande Luca Salvagno, ma chissà che non vengano raccolte da qualche altra parte.
domenica 24 novembre 2024
Mio fratello Blek Macigno - Il Grande Blek 1: il rapitore di fanciulle
Andando per fiere è inevitabile ritrovarsi pieni di depliant, promo, gadget, shopper, cartoline, manifestini, flyer, brochure, adesivi, spillette, figurine, trading card, poster, santini, biglietti da visita, dobloni, sottobicchieri, fascette, polsiere, magliette, medagliette e quant’altro gli editori si inventano per promuovere i loro prodotti. Le Edizioni If hanno fatto le cose più in grande e all’interno di una delle borse di Lucca ho rinvenuto, oltre al classico depliant con le ultime novità dell’editore, uno spillatino con l’incipit di un libro per ragazzi su Blek Macigno e una striscia intera di una nuova miniserie sempre di Blek Macigno. Non pensavo che il personaggio godesse ancora di tanta popolarità.
Del primo si fa presto a parlare: si tratta delle pagine iniziali di un libro per ragazzi che fa(rà) parte di una collana dedicata alla rivisitazione di classici del fumetto in versione kid: oltre a Blek ci saranno le riletture o gli spin-off di Eva Kant, de Gli Aristocratici di Castelli e Tacconi e persino de Il Maestro di Milani e Di Gennaro. La storia (scritta da Davide Barzi) è narrata inizialmente dal punto di vista di Roddy Lassiter e il primo capitolo serve a introdurre i protagonisti, fermandosi però sul più bello. Belle le illustrazioni di Denise Alini, anche se non capisco perché debba colorare tutti i nasi di un colore più scuro.
Il rapitore di fanciulle è invece un fumetto completo, oltretutto in una versione variant fuori commercio (ci farò i miliardi in futuro!). Scritto da Nico Adami, ignoro se sia il remake di qualche vecchia storia come sarebbe legittimo o sia del tutto originale. Introduce il protagonista e l’ambientazione in cui si muove, catapultandolo in una situazione sgradevole in cui viene accusato di aver rapito la fidanzata di un tenentastro inglese (ma le «giubbe rosse» non sono canadesi?) che invece ha salvato dalle grinfie di un orso. Risolta momentaneamente la situazione, l’ultima didascalia rimanda al prossimo episodio, secondo di tre, per il seguito. La storia è gradevolmente demodé con tantissima azione e il protagonista praticamente invincibile. Per quel poco che conosco il personaggio, mi pare che Raffaele Della Monica abbia fatto un ottimo lavoro di mimetismo con lo stile dell’EsseGesse, senza rinunciare al dinamismo e alla cura nella costruzione delle vignette. Sicuramente anche le chine del veterano Manlio Truscia hanno contribuito al buon esito finale.
Progettato evidentemente come propedeutico alla promozione della riproduzione anastatica delle strisce originali che campeggia in quarta di copertina, questo albetto spillato non si limita a fornire un assaggio ma è quindi un fumetto pienamente godibile.
sabato 23 novembre 2024
A Vicious Circle 3
Ed eccoci arrivati al gran finale. Se mi sono avvicinato a questo fumetto è stato per i disegni spettacolari di Lee Bermejo, e non sono stato deluso. Ma dopo il colpo di scena con cui si è concluso lo scorso episodio devo dire che anche i testi si sono rivelati all’altezza. E lo sarebbero stati sino alla fine se Mattson Tomlin non avesse optato per una chiusura prevedibile e forse con un retrogusto moralista, per meglio dire nichilista.
Gli eterni rivali si sono ricongiunti nella preistoria e Ferris si rivela ben più amichevole del previsto. Giunti in un’altra linea temporale (Shawn proprio non ce la fa a non ammazzarlo) arrivano le spiegazioni sulla loro peculiare condizione e sul senso della missione originale. Per evitare la deriva che prenderà il mondo all’epoca di Ferris (omaggio grafico a Richard Corben?) si mettono di buona lena a viaggiare nel tempo per ammazzare chiunque possa essere all’origine delle tendenze autodistruttive dell’umanità, cambiando la Storia a ogni esecuzione. Ma arrivato alla New Orleans alternativa Shawn cede alla voglia di (ri)allacciare i rapporti con quella che sarebbe diventata sua moglie. Nuovi ammazzamenti, nuovi viaggi nel tempo e il titolo della serie viene giustificato.
Anche se l’uso del computer è stato massiccio ed evidente, A Vicious Circle rimane comunque una prova grafica spettacolare. E anche i testi non sono male.
venerdì 22 novembre 2024
Spaghetti Fantasy Maps
Pensavo di recensire questo ammennicolo di Brancalonia per ultimo ma la lettura di Terre Furiose è ancora lungi dall’essere conclusa. E poi così mi libero subito della nota amara che altrimenti avrebbe concluso la panoramica delle ultime uscite di questo mondo di campagna.
Dunque, io di solito non amo i game prop: le mappe sciolte in fondo rientrano in questa categoria. Ma la frenesia degli acquisti e l’ipotesi che un prodotto che porta il marchio di Brancalonia presentasse effettivamente delle mappe di Brancalonia mi hanno spinto comunque all’acquisto. In realtà quelle che sono qui raccolte non sono cartine del Sinistro Stivale e/o di alcune sue città, ma sono semplicemente alcune delle mappe delle tane del Bestiario DOC! Stampate su entrambi i lati dei fogli e opportunamente ingrandite (alcune molto ingrandite) ma sempre quelle sono.
A chi può rivolgersi questo prodotto? A un ignaro acquirente che non conosce Brancalonia ma pensa che in fondo per soli 9 euro può portarsi a casa delle mappe generiche da utilizzare come meglio crede? Può starci, però alcune (penso ad esempio a quelle del Turchino, dell’Orca l’Oca e del Pesce Diavolo) hanno ben poco senso estrapolate dal loro contesto. O forse sono pensate proprio come complemento al Bestiario DOC? Ci saranno pure gruppi di giocatori che non possono proprio giocare senza avere contemporaneamente sotto gli occhi una mappa e il testo che ne descrive le stanze, ma mi risulta difficile credere che tra questi giocatori non ci sia proprio nessuno che ha accesso a una fotocopiatrice o dotato di una connessione a internet con cui scaricarsi la versione digitale del manuale (compresa con l’acquisto del bestiario) per poi stamparsi comodamente le mappe. Certo, queste sono a colori e su carta plastificata per gli usi strategici che immagino se ne fanno nella Quinta Edizione del «gioco-di-ruolo-più-famoso-del-mondo-da-non-citare-nemmeno-sotto-tortura», però sono state private dei numeri di legenda, quindi potrebbero rivelarsi meno utili di fotocopie e stampe, e l’omissione dei numeri fa aleggiare l’ipotesi della malafede, come se si volesse nascondere che non si tratta di materiale originale ma estrapolato da un altro prodotto.
Una fregatura, quindi? Nel mio caso specifico non la definirei così, perché allo stand Acheron per Atlante del Regno (39 euro), Bestiario DOC (45 euro), Terre Furiose (39 euro) e queste mappe (9 euro) mi hanno fatto pagare in totale solo 120 euro. Però chi non sa cosa contiene veramente questa busta trasparente stia in guardia: sicuramente tra le tante mappe troverà alcune che potrà riutilizzare, magari a patto di spremersi le meningi (vedi la testa gigante nella tana del Belfagoro), ma se vuole usarle come compendio al Bestiario DOC avrà bisogno comunque di far riferimento a quelle del manuale che sono numerate, e tenere presente che qui non sono nemmeno riportate tutte ma solo 14.
Spero almeno che il bottino sia stato diviso con gli autori delle mappe, che non vengono citati manco per sbaglio.




